domenica 30 novembre 2014

FREEZER

L'11 gennaio 1996 alle ore 7.30 del mattino, ero a letto con il mio compagno e mi si ruppero le acque.
Gli allungai una gomitata nella costola, svegliandolo, e gli dissi :
- Chiama un taxi, andiamo in ospedale.
Mi infilai un asciugamano fra le gambe e salii sul taxi.

Alle 12.17 nacque il mio primo figlio.

Era un piccolo batuffolo rosa e biondo, bellissimo e sanissimo.
Il parto è stata l'esperienza più forte e bella della mia intera vita. Il dolore si dimentica all'istante, quando ti portano il  piccolo.

Cacca, mentre ero in ospedale, perse il mio cane, Pupa. Quell'incapace.

Tornammo a casa di mia madre, che mi tormentava spesso e volentieri, nelle maniere più assurde e rompicoglioni.
Un giorno mio padre mi venne a trovare e mi propose di andare a stare da lui. Accettai al volo.
Ci trasferimmo da lui.
Dopo poco Cacca venne arrestato, ed io rimasi sola con il piccoletto e Blues.

Mia zia mi regalò un fantastico divano letto, dove io ed il mio batuffolino dormivamo insieme.
I parenti di Cacca mi avevano spedito un seggiolone ed una carrozzina.
Non mi mancava niente.
Facevo lunghe passeggiate per Bologna con carrozzina, piccoletto e Blues.

Blues sentiva la mancanza di Cacca, così ogni tanto andava da solo a farsi dei giri in centro, era un cane pazzesco, quando tornava a casa abbaiava ed io gli aprivo la porta.

Un giorno che ero in un parco di Bologna con il piccolo, un mio caro amico venne portato via in ambulanza perchè era in overdose di non so cosa.
Portai il piccolo a casa da mio padre ed andai a trovare Miki in ospedale, Era in coma.
Siccome ero l'unica persona che lo fosse andato a cercare, mi chiesero l'indirizzo ed i miei dati.
Miki era simpaticissimo. Era stato sposato ed aveva anche un figlio.
Poi doveva avere combinato qualcosa di grave e perse tutto e tutti.

Mi arrivò un telegramma: c'era scritto che Miki era morto in ospedale, che la salma era in obitorio in attesa di riconoscimento. Nessuno lo aveva cercato. Dovevo andare a dargli un nome.
Andai.
Miki era sistemato sopra una barella di acciaio completamente nudo e raggomitolato su se stesso, dentro un enorme freezer, congelato.

Pensai che dovevano averlo messo a congelare mentre era ancora in coma.
Continuo a pensarlo.

venerdì 28 novembre 2014

TENDA

Cacca ed io tornammo a Bologna, avevamo bisogni varii.

Eravamo io, il mio piccolo io, Cacca e Blues.
Cacca prendeva la pensione di invalido di guerra, abbondantemente finanziato e supportato dall'esercito Marocchino.

Però casa niet. Niente casa, MAI.

Io avevo avevo anche adottato una dolce lupacchiotta scatenata, che chiamai Pupa.
Dormivamo nei parchi, con il sacco a pelo e i cani che ci facevano la guardia.

Una mattina mi sono svegliata in un parco, e durante il mio sonno Cacca era fuggito con Blues.

Scoprii dopo un mese che era in Bassona, una spiaggia fricchettona in provincia di Ravenna.

Io e Pupa intanto eravamo a Bologna a smazzarci il tempo ed in quel periodo ho conosciuto una Tigre Napoletana che mi ha difesa con le unghie e con i denti.

Raggiunsi Cacca in Bassona e lì passai l'estate. La panza lievitava.

Arrivò il freddo ed il tempo della spiaggia era finito.
Tornammo a Bologna insieme.
Nel periodo estivo dormivamo nella tenda che mi ero procurata, e fino a che la stagione ce lo permise continuammo a farlo in un parchetto.
Non avevo grandi bisogni, anche se ero incinta.
Poi venne una colossale cagata di neve che sommerse la tenda.
Ricordo con piacere un paio di notti in albergo, qualche anima buona si era accollata i cani.
Poi affittammo, per un breve periodo, in locale uso laboratorio, ma dopo poco ci buttarono fuori perchè ci abitavamo.

Tornai da mia madre, che intanto folleggiava in giro per Bologna.

La gravidanza era ormai agli sgoccioli.
Mia madre si era separata dal suo compagno e padre di mio fratello.
Nella separazione aveva ottenuto di vedere il figlio solo ogni tanto, era sola in quel periodo, spesso in ospedale.

Feci la prima ecografia ad 8 mesi di gravidanza, tutto andava bene.
Avevo 21 anni.

venerdì 21 novembre 2014

CACCA

Nel 1992, fumavo ormai come una Turca e per farlo al meglio andavo sempre al parco.
Conobbi in questo fottuto parco di Bologna, un reduce della guerra dei Balcani, che durante la guerra si era scontrato nelle retrovie con la tossicodipendenza.
Ma era molto bello, soprattutto mi piacevano i suoi capezzoli, era sempre a torso nudo.
Ho già ammesso che ero molto superficiale, ai tempi.
Decisi seduta stante che sarebbe diventato mio, e così fu.

Ma nessuno vuole dare una casa in affitto ad un reduce di guerra tossicodipendente, anche se ha dei bei capezzoli.

Così dormivamo per la strada, dove capitava, e quasi tutte le mattine venivamo svegliati dagli sbirri, che ci intimavano di sloggiare.
In città eravamo ormai noti a tutte le forze dell'ordine, e decidemmo di farci un giro insieme ad una banda di Barboni alcoolizzati, pieni di pidocchi e tutti malati di scabbia.
Ci spostammo insieme a loro in varie città, ma dopo due, massimo tre giorni di sosta, venivamo regolarmente accompagnati alla stazione con il foglio di via. Solo perchè saccheggiavamo supermercati ed importunavamo i passanti facendo colletta.

Avevo ancora capelli lunghissimi e quando mi trovai in testa il primo di una lunga stirpe di pidocchi assuefatti al MOM, piansi a lungo, seduta su una panchina.

Tornammo a Bologna.

Il mio compagno lo chiamerò Cacca d'ora in poi, mi sembra abbastanza onomatopeico.

Cacca fu arrestato mentre eseguiva transazioni illecite e venne spedito agli arresti domiciliari, ed io lo seguii, fedele, ma soprattutto perchè non sapevo dove andare a dormire.

I domiciliari furono un incubo, Cacca è meridionale, ed io a casa sua non c'entravo un gran che.
Inoltre ero ancora piena di pidocchi ribelli che, mentre mangiavo a tavola con tutta la famiglia, piovevano nel mio piatto.
Chiesi un giorno a Cacca, di tagliarmi i capelli, ma lui si rifiutò.

Scappai da quella casa per tornare a Bologna, dove una parrucchiera caritatevole sforbiciò i miei lunghi capelli abitati da colonie di invasori. Addio lunghi capelli.

Dopo alcuni mesi Cacca uscì e tornò da me.

Ci trasferimmo a Perugia, dove dopo due giorni venimmo arrestati entrambi per effimero possesso di sostanza fumereccia.
In carcere feci conoscenza con ergastolane Calabresi che mi minacciarono con un enorme paio di forbici.

Dopo due settimane uscimmo dal carcere insieme ed occupammo una casa.
Vivevamo di colletta.
Io sottrassi un meraviglioso cane ed un suonatore di chitarra, perchè non lo trattava bene.
Il cane si chiamava Blues e doveva essere il MIO cane, ma Cacca se ne impadronì.

Cacca è sempre stato molto egoista.

In quella cazzo di città freddissima, non si trovava sostanza fumereccia, per questo tutti i giovani del posto erano alcoolizzati o tossici ed io, CHE IN TUTTA LA MIA VITA NON HO MAI FATTO USO DI ROBA, mi rompevo immensamente le palle, mentre invece Cacca si trovava benissimo.

Per mia fortuna c'era Blues, grande mio amico e compagno di interminabili giochi.

Cacca mi lasciava per ore, per farsi i suoi giri stupefacentosi, ed io lo aspettavo oltre il ragionevole.

Nel 1995 scoprii di aspettare un figlio.

giovedì 20 novembre 2014

Considerazioni ed Analisi

Sono arrivata al punto in cui volevo arrivare: la mia maggiore età.
La mia vita è stata un concentrato di follie e non posso più appellarmi alla colpa o non colpa dei miei genitori.
Da ora in poi i miei racconti saranno stupefacenti Balle, mescolate a mezze verità.
Farò doppi e tripli salti mortali carpiati pur di non dire ciò che è stato nella mia vita.

Chi mi ama, mi segua.

Spero che la fantasia mi assisterà, nei prossimi racconti; ci sono troppi protagonisti che non vogliono divulgare i fattacci loro ed io non posso prendermi la libertà di sputtanarli, anche se lo farei volentieri in certi casi.
Lo farò ugualmente, ma con delicate parafrasi.
Unirò spruzzi di verità, nascosti dentro racconti fantascientifici.

Chiedo umilmente "SCUSA" a mia madre per averla trattata male nei miei racconti, in realtà abbiamo imparato a volerci bene, nonostante tutto ciò che è stato.
Ma raccontare di lei e della mia infanzia era fondamentale per il lavoro di autoanalisi che sto sperimentando su me stessa.
Ho capito che sono gli eventi della vita a portarci verso la malattia, soprattutto quella mentale.
E sono altrettanto sicura che la chiave per guarire la abbiamo noi stessi, ma in un enorme mazzo di chiavi che abbiamo seminato chissà dove, durante le nostre follie. A volte questa chiave si trova in un altra dimensione, e diventa impossibile ritrovarla.

Ringrazio i miei genitori per avermi fatta diventare quella che sono oggi.
Ho imparato da loro a non essere razzista, a non avere pregiudizi ed essere umile, nonostante tutto ciò che ho vissuto sulla mia pelle.
Però ho anche imparato ad amare più gli animali che gli esseri umani, perchè gli animali non mentono e non tradiscono, al massimo ti ignorano.

L'unica cosa che non posso perdonare a mia madre è che ha fatto nascere dentro di me il terrore per il viaggio.
Ho la fobia di muovermi dall'Italia, anche se fra i miei progetti futuri c'è quello di emigrare, per trovare lavoro.
Spero che per necessità riuscirò a superare le mie ataviche paure.
Emigrare, ne sono sicura, mi aiuterà a distaccare il passato dal presente e darà nuova linfa al mio vivere ed al mio scrivere.
Perchè qui, ho perso le speranze e svegliarsi ogni giorno è sempre più difficile.
Se non sono ubriaca non riesco a sorridere e tutto mi fa vomitare.

Ma non cedo. E se non cedo è perchè ho due figli che sono la mia ragione di vita e per loro

lunedì 17 novembre 2014

Fuoco ai ricordi

Continuai ad andare a scuola, ma avevo anche cominciato a fumare canne, quindi dormivo un sacco e alla mattina non riuscivo mai a svegliarmi.
Durante il quarto anno di scuola, il giorno del mio sedicesimo compleanno, nacque mio fratello.
Io ero felice, ma in casa mi sentivo di troppo e di conseguenza, ci stavo meno che potevo.

Quando invece ho compiuto diciotto anni, il mio ragazzo di allora decise di regalarmi un viaggio insieme a lui, in Olanda.
Tutti felici ed emozionati partimmo in treno con dei biglietti falsi fatti da noi, per stare via circa una settimana.

In quel periodo abitavo a casa di mia madre ed avevo la mia stanza.

Il viaggio fu divertente, per me era la prima volta ad Amsterdam, ed il mio ragazzo, che invece c'era già stato, si prestò volentieri a fare da Cicerone.

Quando tornai a Bologna ed arrivai a casa, trovai che la mia stanza era stata divorata da un bestiale incendio e tutte le mie cose personali ed i miei ricordi, erano andati in fumo.

Mia madre aveva amorevolmente appiccato il fuoco, per celebrare con una sorpresina il mio ritorno.
Non so se lo fece per gelosia, invidia o semplicemente perchè mi togliessi dai coglioni della sua nuova famiglia.

Infatti me ne andai per l'ennesima volta, a casa del mio ragazzo che mi ospitò volentieri.
Lui aveva occupato una bellissima casa sui colli di Bologna.
Non l'avessi mai lasciato, quel ragazzo.

Ma tutto sommato mi andò bene.
Forse dovrei ringraziare mia madre per avere aspettato, ad appiccare il fuoco, che io non fossi nel mio letto.

Amore di mamma Croata.

sabato 15 novembre 2014

Vespe e Cavalli

Siccome avevo perso il primo anno delle scuole superiori, ma volevo fare qualcosa comunque, mi trovai un lavoretto.
Presi in prestito il Garelli di mio padre e lavorai per circa un anno alla Pelican Service, l'equivalente povero della Pony express.
Sgasavo tutto il giorno per Bologna e provincia a caccia di preziosi tagliandi verdi, che rappresentavano il mio stipendio.
Guadagnavo bene e un giorno mio padre mi disse, scherzando, che se avessi guadagnato più di lui, mi avrebbe picchiato.
Mia madre intanto era fottuta nella sua storia con il macchinone blu.
In uno slancio di affetto e generosità, lei ed il suo ganzo, mi regalarono una fantastica Vespa 50 Special, tutta nera.
Quella Vespa fu mia compagna insostituibile per anni e anni, la adoravo, mi faceva sentire indipendente.
Avevo 15 anni ed arrivò settembre.
Decisi di tornare a scuola e mi iscrissi in un istituto professionale per accompagnatore turistico.
Il primo giorno di scuola, quando entrai dalla porta, in classe, alle mie compagne feci paura.
Continuo a chiedermi il perchè.
Nonostante questo, scoprii che andare a scuola mi piaceva moltissimo.
Avevamo per lo più insegnanti giovani, tranne alcune eccezioni.
In particolare con la professoressa di Italiano fu subito Amore intenso e rispetto profondo. Aveva saputo leggere i miei occhi, ed io per lei scrivevo fantastici temi.
Anche il professore di Tecnica turistica era un grande e mi rispettava, nonostante io non studiassi mai la sua materia.
Non studiavo mai, ma andavo bene.
In classe eravamo tutte femmine.
Riuscii a superare la loro atavica paura nei miei confronti, e feci amicizia con tutte.
Un giorno arrivò una nuova ragazza da Milano. Era tutta vestita di nero e aveva le labbra pittate di rosso fuoco. La amai all'istante.
Con lei ci defilammo agli ultimi banchi e ridemmo a crepapelle di tutto e di tutti, per tutto l'anno.
Fummo bocciate entrambe.
Poi ci separarono in classi diverse.
In quel periodo vivevo da mio padre e spesso andavo con la Vespa a trovare mio Nonno in campagna.
La mia passione erano i cavalli e mio Nonno che mi amava, decise di regalarmene uno.
Era meraviglioso e selvaggio, non ancora domato.
Purtroppo si sa che gli adolescenti sono delle merde ingrate, ed io non fui da meno.
Il cavallo proveniva dall'allevamento di un uomo di 58 anni sposato e con figli della mia età.
Questo uomo veniva spesso e volentieri da mio Nonno, per insegnarmi a domare il cavallo. Tutte scuse.
Non so cosa gli prese, ma un giorno mi diede un'appuntamento a Bologna al quale io, ignara, andai.
Mia madre aspettava un figlio ed io , tanto per cambiare, mi sentivo sola.
Ai ragazzi miei coetanei facevo paura.
Fu in quell'appuntamento davanti alla stazione che il cinquantottenne si dichiarò perdutamente innamorato di me.
Iniziai a frequentarlo sempre più spesso, di solito veniva a prendermi per portarmi a mangiare fuori.
Ma un giorno la moglie scoprì tutto ed andò a riferire a mio Nonno.

Addio Nonno, addio meraviglioso cavallo.



Mio Nonno non mi ha mai più rivolto la parola.
Sono comunque rimasta con quell'uomo per un paio d'anni, mentre continuavo ad andare a scuola.
Poi un giorno mi svegliai e lo abbandonai a se stesso. Mi fece un po'di stalking, ma poi smise.
Io avevo perso quasi tutti i miei affetti.
Quanto ero sciocca e superficiale,

venerdì 14 novembre 2014

FANTASCIENZA


31 febbraio 2056 dal mio diario
Stamattina mi sono svegliata bene, anche se credo che nella mia casa, qui sull'albero, ci siano i tarli. Più tardi chiamerò la disinfestazione.
La piantagione procede bene, ho controllato appena sveglia.
Per il prossimo mese dovrei essere a posto.
Ho appena ricevuto una videocartolina telepatica di Mio Padre dalla Cambogia, quell'uomo non la smetterà mai di stupirmi, ora che è diventato immortale.
Ricordo quando abitavamo insieme, nel lontano 2014, o giù di lì.
Allora non avevo ancora raggiunto la fama e la notorietà.
Non avevo neanche i soldi per comprare le sigarette, allora, ma lui non me le faceva mai mancare.
Da quando ho superato i 90 anni sono diventata più malinconica.
Brinderò ai vecchi tempi con una tequila. o due. Del resto sono già le 10 di mattina.
Le giraffe oggi sono irrequiete, deve essere per via della tempesta solare.
La notorietà è un inferno, lo psycovideotelefonocitofono sta sempre a squillare.
La gamba mi fa male per via della tempesta.
Da quando mi hanno sparato è sempre così.