venerdì 7 novembre 2014

Anarchia in Via Marsili 19

Una mattina per fare un esempio, io e mia madre stavamo dormendo nel nostro lettone, quando irruppero in casa poliziotti armati di mitra. Non so cosa o chi stessero cercando, comunque ci svegliarono col mitra puntato. Fu uno dei tanti risvegli forzosi che ho vissuto, ma mi è rimasto impresso.
Dopo di che, nel 1977 i miei genitori si sono separati, io avevo tre anni e mia madre andò in India in autostop, per fare un sopralluogo del posto e decidere se poteva in seguito portarmi là con se.
Non oso pensare alle sue avventure di quel lungo viaggio in autostop.
Mia madre era una donna veramente molto bella, allora.
Comunque riuscì non so come anche a tornare a prendermi, ovviamente aveva deciso che avremmo potuto affrontare il viaggio insieme.
Però mi portò in aereo e ricordo ancora il film di Charlot che diedero per intrattenerci durante la lunga traversata, non chiedetemi come faccio a ricordare, ma è la verità: ho ricordi vivissimi anche se avevo solo tre anni appena.
In India è stata dura per me, il cibo era tutto piccantissimo e io mangiavo solo omelettes, che mi faceva la moglie di Pascàl.
Pascàl era il gestore di una specie di locale fatto di palme, sulla spiaggia di Goa; faceva da mangiare per i turisti che stazionavano lì, chi per mesi chi per anni.
La moglie lavava i piatti ed era l'incaricata alle mie omelettes personali.
In questa specie di chioschetto avevano una capra con la quale feci subito amicizia, le diedi anche un nome: Margherita. Passavo un sacco di tempo in sua compagnia.
Mia madre si innamorò di un certo Gonzalo, che la abbandonò poco dopo lasciandola prostrata.
Io trovai in giro un cucciolotto di cane che chiamai Rosy, stava sempre con me. Un giorno non lo trovai più e
uno stronzo mi disse che probabilmente se lo erano mangiato. Non so quanto ho pianto per Rosy.
Poi è successo qualcosa che tuttora non è chiaro.
Molto probabilmente un baba le diede da bere una tisana di datura, perche mia madre non fu mai più la stessa.
Fino ad allora la sera mi raccontava favole bellissime inventate da lei, nelle quali io ero sempre la protagonista.
Dopo, invece, girava nuda, delirante, senza un centesimo, facendo cose terribili a se stessa.
Ero io che la portavo in giro per mano, ricordo che camminavamo tantissimo.
Ad essere sincera molte cose le ho rimosse perchè troppo dolorose per la bimba che ero, ma altri ricordi sono e saranno per sempre impressi a fuoco nella mia mente.
Per esempio ricordo che camminando giungemmo un giorno nei pressi di un piccolo villaggio, dove gli abitanti si resero subito conto che qualcosa non andava.
Chiusero mia madre dentro una specie di gabbia fatta di sbarre di legno, mentre io gironzolavo all'esterno. Mi davano da mangiare in una ciotola, che un giorno porsi a lei attraverso le sbarre, credendola affamata. Il risultato fu che lei mi azzannò la mano.
Mi sono resa conto da poco che essendo chiusa in gabbia come un animale, da tale si comportò.
Nel frattempo in Italia, mio padre annusò l'aria pesante date le frammentarie brutte notizie che ricevette dall'India.
Già. Qualcosa era andato storto.
Da babbo preoccupato prese il primo aereo per venire a recuperarci.
Trovarci non fu facile ma ce la fece.
Mia madre era stata ricoverata in un ospedale psichiatrico indiano, dove la tenevano legata al letto con delle lenzuola, perchè era violenta. Ricordo ancora l'ospedale e quando la andammo a trovare.
Quando proposero a mio padre di farle l'elettroshock, lui la fece scappare e in seguito tornammo in Italia.

Ad onore del vero e del giusto, debbo dire che con mia madre non ho passato solo momenti terribili. Ho vissuto con lei anche attimi piacevoli, per esempio quando stavamo nella nostra piccola casetta a Tellaro, un minuscolo paese in Liguria, dove passavamo le vacanze. Era il nostro nido, alla sera per farmi addormentare mi leggeva favole dei fratelli Grimm, oppure di Andersen, mentre dalla finestra socchiusa per fare entrare il fresco della sera, i gatti del paese venivano a trovarci. Quella casa ci è stata sottratta a tradimento, e questo è stato molto triste per noi. Era il nostro dolce rifugio.
Oppure quando in via Marsili facevamo il bagno nella vasca io e lei.
Sono pochi momenti di tranquillità che abbiamo vissuto insieme per un attimo.

Tornata in Italia, ero piena di pidocchi e non volevo più mettermi le scarpe.

Fu durissima per me ritrovarmi a Bologna, mia madre ricoverata non poteva occuparsi di me, e comunque non le fotteva più un cazzo di niente e di nessuno. Era persa nei meandri della sua mente, irrimediabilmente.

6 commenti:

  1. Nel primo viaggio in India di tua madre, quello che tu chiami di sopralluogo, dovevo partire con lei. Poi io cambiai programma. Tempo dopo arrivò la notizia che tuo padre era venuto a recuperarvi, e che lei era uscita di testa. C'era qualcosa di incomprensibile..... non sembrava potesse succedere alla persona che era prima

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  2. La foto e' meravigliosa e tu in braccio ad una donna davvero bella! Quello in alto a dx con i baffi e' Paolo ?!? Attendo il prossimo capitolo ;-)

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    1. Yes, quello in alto a destra è Paolo, mio padre. La bella bionda è mia madre.

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  3. Ho ancora vivo nella memoria della mia giovinezza a Bologna quel volto dolcissimo, una bellezza nordica e lieve che ricordava i film di Bergman.

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  4. Quel baba ha accumulato un Karma molto molto negativo.

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