Dopo il viaggio in India ne feci altri con mia madre, alcuni belli altri tragici.
Un giorno con un suo fidanzato programmò un viaggio in Tunisia, a Bologna era inverno e siccome partimmo alla spicciolata, mi ritrovai nel deserto del sale con ai piedi i moon boot.
Il suo fidanzo di allora era ricco sfondato e non ci fece mancare niente. Tutto ok.
Poi passò un po'di tempo e mia madre prenotò un viaggio in Russia con l'associazione Italia Russia.
Partimmo da Bologna con un aereo dell'Aeroflot ed arrivammo a Mosca.
Che Paese meraviglioso e che popolo stupendo e generoso!
Visitammo la Piazza Rossa con le sue enormi cupole dorate che scintillavano al sole, vidi la Neva completamente ghiacciata e i giovani che ci pattinavano sopra.
Ricordo un enorme mercato coperto completamente costruito in vetro, dove però all'interno c'era veramente ben poco in vendita: il muro di Berlino doveva ancora cadere.
In un suo raro slancio di generosità, mia madre mi regalò un colbacco rosa, molto carino.
Alloggiavamo in un grande albergo ed io che mi annoiavo; visitai tutti i piani in ascensore: ad ogni piano c'erano tavolate lunghissime apparecchiate di tutto punto e sopra ogni tavolo c'era una qualità diversa di caviale. Ad un certo punto l'ascensore si bloccò con me dentro e vissi momenti di terrore, poi venni liberata e la smisi.
Il viaggio comprendeva una trasferta a Leningrado, dove ci recammo a bordo di un fantastico treno.
Siccome la distanza era lunga ci servirono un delizioso tè nel samovar. Altro che FS.
Tornammo a Bologna indenni ed io tornai a scuola.
Invece, quando frequentavo la quinta elementare, mia madre decise di portarmi in Inghilterra.
Avevamo programmato di partire in aereo, ma in aereoporto, al momento del check in ci furono problemi con i miei documenti.
Mia madre decise di partire comunque in autostop. Per fortuna c'era un uomo con noi e dopo circa una settimana di viaggio attraverso l'Europa, arrivammo in England.
Mia madre, neanche il tempo di arrivare, cominciò a dare i numeri e ovviamente litigò con il nostro accompagnatore, che ci mollò.
Mia madre aveva i traveller's cheque, ma voleva a tutti i costi fare la furba, così in tasca non avevamo un pound, così niente taxi e niente underground e niente alberghi.
Una notte stavamo camminando in cerca di un posto dove dormire, andava bene tutto: parchi, interno di portoni ecc. Mentre camminavamo due uomini ci avvicinarono e nonostante ci fossi anche io la trascinarono un po'più in là e le strapparono le vesti da dosso e se la scoparono, così, in mezzo alla strada. Io ero paralizzata dal terrore e non sapevo cazzo fare. Quando i due se ne andarono raccattai mia madre e continuammo a camminare.
Un altra sera che ci eravamo accampate in un parco, a mia madre venne una spaventosa crisi di gelosia nei miei confronti e cominciò a picchiarmi senza pietà. Il giorno dopo ero tutta un livido.
Ancora un altra notte la passammo all'interno di un portone, e mia madre si svegliò la mattina con i coglioni girati. Esordì così: "HO VOGLIA DI UN Tè, PORTAMI UN Tè!"
Terrorizzata, quindi ubbidientissima uscii da quel portone in calzamaglia, scalza e tutta spettinata e mi incamminai verso il primo negozio, dove entrai e supplicando chiesi: "Please, a cup of tea, please"
Ovviamente non avevo un penny, ma facevo pietà ed ottenni quella fottutissima tazza di tè, che portai a mia madre.
Non ricordo come ma ad un certo punto un signore inglese dal nome Axell Ney ci ospitò in casa sua.
Questa bravissima persona capì al volo la situazione e cacciò mia madre di casa, tenendomi con lui.
Da casa sua potetti chiamare mio padre in Italia che dopo un paio di giorni venne a ripescarmi.
Con Axell Ney rimasi in contatto anche dall'Italia, mi scriveva delle letterine carine alle quali io rispondevo. Poi smise. Suppongo sia morto, aveva una certa età. Axell Ney ti voglio bene, ovunque tu sia.
A volte gli sconosciuti ti violentano, a volte gli sconosciuti ti salvano la vita.
Io giurai a me stessa che per nessun motivo al mondo avrei più lasciato l'Italia, se non altro con mia madre.
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